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Protezione Civile

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Azioni di Soccorso

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Quando un evento calamitoso si verifica, è fondamentale, al fine di garantire un efficace, efficiente e celere intervento di soccorso alle popolazioni colpite, classificare immediatamente la tipologia dell’evento, in conformità a quanto previsto dalla legge 225/92.

Ogni evento calamitoso può essere inquadrato, infatti, in uno dei tre moduli organizzativi previsti dall’art. 2 della legge n. 225/92, a seconda che lo stesso possa essere fronteggiato mediante interventi attuabili dai singoli enti ed amministrazioni competenti in via ordinaria (eventi di tipo “a”), o comporti, per natura ed estensione, l’intervento coordinato di più enti e amministrazioni competenti in via ordinaria (eventi di tipo “b”), o, infine, debba essere fronteggiato, per intensità ed estensione, con mezzi e poteri straordinari (eventi di tipo “c”).

Se l’evento è di livello a) e quindi fronteggiabile in sede locale, la competenza a disporre in prima persona gli interventi necessari al superamento di tale situazione è propria del Sindaco, in quanto autorità comunale di protezione civile ai sensi della L.225/92, il quale opera mediante il coinvolgimento diretto dell’Ufficio comunale di protezione civile, qualora sia esistente, del Gruppo comunale dei volontari di protezione civile, nonché della Sala operativa regionale, che deve essere tempestivamente attivata al momento del verificarsi dell’evento al fine di ottenere il fondamentale supporto tecnico e di coordinamento atti al ripristino della situazione di normalità sul territorio interessato dall’evento.

L’evento di tipo c) è costituito dal verificarsi di calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari: tali emergenze sono di gravità tale, da non rendere sufficiente l’intervento delle forze di protezione civile della singola Regione in cui si sono verificate, ma richiedono la mobilitazione delle forze di protezione civile a livello nazionale.

L’appartenenza dell’evento calamitoso alla terza categoria è inequivocabilmente segnata da un atto giuridico, che consiste nella deliberazione dello stato di emergenza, da parte del Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio; il Consiglio dei Ministri ne determina anche, ai sensi dell’art. 5, 1° comma della legge n. 225/92, la durata e l’estensione territoriale, in stretto riferimento alla natura e alla qualità degli eventi. Con le medesime modalità si procede alla eventuale revoca dello stato di emergenza al venir meno dei relativi presupposti.

La deliberazione dello stato di emergenza rappresenta un provvedimento costitutivo di una situazione giuridica: è da esso, più che dall’eccezionale situazione di fatto esistente, che si vuole che derivino gli effetti giuridici previsti dall’ordinamento in generale e dalla specifica legge in particolare, e cioè la legittimazione straordinaria ad operare per taluni organi e gli effetti derogatori alle norme. Lo stato d’emergenza dichiarato dal Governo funge quindi da presupposto di diritto per l’esercizio di poteri extra ordinem.

In ambito regionale, ai sensi dell’articolo 9 della legge regionale 64/86 l’Assessore regionale alla protezione civile, d’intesa con il Presidente della Regione, dichiara con proprio provvedimento lo stato d’emergenza, in caso di sussistenza di situazioni “di urgenza e di rischio di emergenza”, nonché di “stato di emergenza”; nel caso in cui le situazioni o gli eventi calamitosi comportino azioni od interventi che rientrano nelle attribuzioni dello Stato o che siano per intensità ed estensione tali da non poter essere affrontati con i mezzi ed i poteri di cui dispone la Regione, il Presidente della Regione richiede al Presidente del Consiglio dei Ministri la conferma della dichiarazione dello stato d’emergenza con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri medesimo.

Le attività di emergenza della Protezione civile della Regione sono un’attività fondamentale assieme alla previsione e prevenzione e consistono in interventi urgenti e necessari al primo soccorso, all’assistenza ed alla ripresa delle normali condizioni di vita delle popolazioni colpite ed alle prime opere indispensabili alla salvaguardia delle pubblica incolumità e dell’igiene pubblica. La priorità di tali interventi, dovendo essere finalizzati al ripristino delle normali condizioni di vita delle persone colpite dall’evento, conseguono dalle esigenze fondamentali di tutelare l’incolumità delle persone, e pertanto l’integrità delle infrastrutture che garantiscono i servizi essenziali, quali l’approvvigionamento dell’acqua, dell’energia elettrica, nonché le condizioni di igiene e sanità.

La Protezione civile della Regione interviene durante le emergenze in quanto è centro di coordinamento dei soccorsi ai sensi della legge 225/1992 per le emergenze che interessano il territorio regionale e gestisce la Sala operativa regionale, assicurando, anche mediante la predisposizione dei sistemi di accertamento, comando e controllo, il coordinamento dei soccorsi e delle operazioni di emergenza. La Protezione civile dispone altresì l’impiego sul territorio delle risorse umane e materiali, nonché dei mezzi aerei regionali e statali, per il superamento dell’emergenza; sviluppa e gestisce inoltre i sistemi tecnologici, informatici, di monitoraggio fisico del territorio e le reti di telecomunicazione di emergenza per le finalità di protezione civile, ivi comprese quelle di antincendio boschivo, per la previsione, allerta e il coordinamento dei soccorsi e l’informazione alla popolazione.

Tutte le descritte funzioni sono fra loro strettamente  correlate, perché solo partendo dall’analisi dei dati provenienti dalle reti di monitoraggio sul territorio, è possibile delineare i vari scenari di rischio, al fine dell’adozione di tutte le misure atte a ridurre il pericolo per la pubblica incolumità, attraverso il coordinato impiego delle forze sul campo, effettuato dal luogo unico di comando, comunicazioni e controllo, che è la Sala operativa regionale di protezione civile.

Ruolo fondamentale per il superamento di gravi eventi calamitosi viene svolto dall’area prevenzione, controllo e pronto intervento, in quanto:

  1. svolge compiti di prevenzione attraverso il coordinamento della ricerca finalizzata all’individuazione delle fonti di rischio naturale e di vulnerabilità del territorio;
  2. cura l’elaborazione dei piani e programmi regionali di prevenzione nonché dei progetti d’intervento sulle fonti di rischio naturale e di vulnerabilità del territorio;
  3. indirizza e coordina la pianificazione di emergenza e quella riabilitativa di ambito regionale, provinciale e comunale;
  4. svolge compiti di controllo sull’attuazione ed efficacia dei piani e programmi di intervento regionali e subregionali di protezione civile;
  5. cura la programmazione dell’attività educativa e formativa nel settore della prevenzione ed assicura la formazione, l’organizzazione ed il potenziamento del volontariato di protezione civile appartenente all’elenco regionale di cui all’articolo 30 della legge regionale 31 dicembre 1986, n.64;
  6. provvede alla gestione delle risorse umane e materiali ed al coordinamento del volontariato di protezione civile, organizzato su base regionale, per le operazioni di prevenzione, di controllo del territorio e di emergenza;
  7. costituisce il Nucleo operativo di pronto intervento, al fine della prevenzione, del controllo del territorio, nonché della ricostruzione-riabilitazione in caso di eventi calamitosi.

In tale area organizzativa, come risulta evidente dal quadro delle competenze, sono aggregate le funzioni di prevenzione, di controllo del territorio e di intervento nelle operazioni di emergenza, sia attraverso la componente essenziale del volontariato, che attraverso la componente dei tecnici della Protezione civile della Regione, al fine della ricostruzione e messa in sicurezza del territorio regionale.

Un indispensabile e fondamentale supporto operativo della struttura della Protezione civile della Regione è costituito dal volontariato dei gruppi comunali di protezione civile e delle varie Associazioni di volontariato di protezione civile, in quanto partecipano alle diverse attività di protezione civile che vengono espletate sul territorio regionale ed anche al di fuori del territorio regionale.

Al verificarsi degli eventi calamitosi al di fuori del territorio regionale, la Protezione civile della Regione è chiamata dal Dipartimento nazionale di protezione civile ad intervenire nell’ambito della solidarietà nazionale ed internazionale. La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia è infatti intervenuta, in collaborazione con il Dipartimento nazionale di protezione civile,  in innumerevoli azioni di soccorso,  a favore popolazioni situate al di fuori del territorio regionale, sia in ambito nazionale a seguito dei gravi eventi calamitosi, quali l’alluvione del 1994 in Piemonte, il terremoto del 1997 in Umbria e Marche, la frana del 1998 sull’abitato di Sarno in Campania, l’alluvione del 2000 in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, ed altresì in ambito internazionale con la partecipazione alla missione Arcobaleno a favore dei rifugiati del Kossovo in Albania nel 1999. Tali esperienze hanno generato la necessità di adeguare lo strumento normativo che disciplina l’attività della Protezione civile della Regione, allargandone gli orizzonti operativi.

La legge regionale 30 ottobre 2000, n. 19 (partenariato internazionale) ha, pertanto, disciplinato l’intervento della Regione, in caso di eventi eccezionali causati da calamità, conflitti armati, epidemie, situazioni di denutrizione e gravi carenze igienico-sanitarie, nel quadro della cooperazione e della solidarietà internazionale. Le azioni, da porre in essere al di fuori del territorio nazionale, possono consistere in:

  1. organizzazione diretta di aiuti per soccorsi rivolti alle popolazioni colpite, ai profughi e ai rifugiati;
  2. assegnazione di contributi a soggetti che organizzano aiuti per soccorsi rivolti alle popolazioni colpite, ai profughi e ai rifugiati;
  3. fornitura diretta di attrezzature, medicinali, viveri, generi di conforto e quant’altro risulti necessario per consentire le normali condizioni di vita.

Tale integrazione normativa ha consentito alla Protezione civile della Regione di intervenire sia nel 2002 a sostegno delle popolazioni argentine colpite da emergenza sanitaria, mediante il supporto della Caritas Italiana, e sia di partecipare nel corrente anno all'azione di soccorso di protezione civile a favore sia delle popolazioni dello Sri Lanka colpite dalla gravissima emergenza conseguente al disastroso maremoto del 26 dicembre 2004 e sia delle popolazioni del Pakistan colpite dal gravissimo sisma avvenuto nell’ottobre 2005.

Con la legge regionale 22 gennaio 2001, n. 1 (solidarietà nazionale) è stato invece previsto l’intervento della Protezione civile della Regione, in caso di eventi eccezionali causati da calamità che avvengono al di fuori della Regionale ma sempre in territorio italiano, che si concretizza nell’organizzazione di aiuti per soccorsi rivolti alle popolazioni colpite, anche attraverso la fornitura diretta di medicinali, attrezzature, viveri, generi di conforto, nonché, di concerto con le Amministrazioni delle Regioni colpite, per il totale e/o parziale rifacimento di opere infrastrutturali danneggiate o andate distrutte da calamità e quant’altro risulti necessario per consentire il ritorno alle normali condizioni di vita. Tale norma ha consentito l’intervento della Protezione civile della Regione a supporto delle popolazioni del Molise colpite dal grave sisma del 31.10.2002.