Campagna di misurazione del Radon: primi risultati

22 ottobre 2007
Pordenone

Il Vicepresidente della Giunta regionale e Assessore alla Protezione civile e all’Ambiente, Gianfranco Moretton, ha indetto lunedì 22 ottobre 2007, presso la Sede di rappresentanza della Regione a Pordenone, una conferenza stampa al fine di presentare i primi dati della campagna di misurazione di gas radon all’interno delle abitazioni. La campagna di misurazione - effettuata tra settembre 2005 e marzo 2007-  ha coinvolto oltre 1.500 volontari della Protezione Civile regionale ed è stata realizzata grazie ad un lavoro congiunto tra la Protezione civile della Regione e l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Friuli Venezia Giulia. Alla conferenza stampa, oltre all’Assessore Moretton, hanno partecipato il direttore centrale della Protezione Civile della Regione, dott. Guglielmo Berlasso e il direttore generale di ARPA FVG, dott.ssa Giuliana Spogliarich.

Il D.Lgs. 241/2000 prevede che le Regioni definiscano all’interno del proprio territorio le aree ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon (Radon Prone Areas). Tuttavia, a livello statale non sono stati ancora definiti i criteri e le modalità di definizione di tali aree, nonché le modalità di misura della concentrazione di radon all’interno delle abitazioni.

Pur in assenza di tali disposizioni, l’ARPA del Friuli Venezia Giulia ha predisposto un progetto allo scopo di ottenere una prima indicazione della distribuzione della concentrazione del radon nelle abitazioni sul territorio regionale entro il 2007 e di fornire utili indicazioni per la definizione delle “Radon Prone Areas” entro il 2008.

La campagna di misura - effettuata tra settembre 2005 e marzo 2007 - è stata condotta con l’ausilio di 1.500 volontari della Protezione Civile regionale, che hanno posizionato oltre 12.000 dosimetri in 2.500 abitazioni del Friuli Venezia Giulia, scelte sulla base di criteri statistici e di rappresentatività.

Le misure sono state effettuate per mezzo di rivelatori passivi a tracce (due per ogni abitazione) che sono rimasti esposti per un periodo di 6 mesi, dopodiché sono stati sostituiti da altri 2 rivelatori per i successivi 6 mesi, in modo da poter valutare la media annua della concentrazione di radon all’interno delle abitazioni. Poiché sia il posizionamento che il cambio ed il ritiro dei dosimetri è stato realizzato in contemporanea su tutta la Regione e nel più breve tempo possibile, tali azioni sono state effettuate localmente da personale volontario appartenente alle squadre comunali della Protezione Civile, opportunamente istruito.

Al termine della campagna di misurazione è iniziata l’analisi dei dati con la predisposizione delle prime mappe per evidenziare le zone a maggior concentrazione di radon, che serviranno come base di lavoro per una determinazione più rigorosa delle Radon Prone Areas. Da una prima parziale analisi dei dati, emerge che il 14% dei dosimetri analizzati presentano un valore superiore a 400 Bq/m3 che è soglia di “attenzione” prevista dalla legislazione italiana. Mediamente si è evidenziata una maggiore possibilità di trovare alte concentrazioni di radon indoor in locali situati al piano terra piuttosto che ai piani superiori, in abitazioni con soletta controterra e con i muri portanti formati da pietra e in edifici costruiti prima del 1976.

Ciò conferma come il problema radon non sia da sottovalutare e come sia necessario impostare ulteriori attività di monitoraggio (ad esempio sul suolo o in abitazioni multipiano) oltre a diffondere indicazioni per un corretto risanamento dei locali in cui questo gas è maggiormente presente.